Storia del vino americano

Esistono due storie diverse che cercano di ripercorrere la storia del vino americano, una più leggendaria ed un’altra basata su sicure fonti storiche. La storia del vino americano risale secondo alcuni all’epoca delle colonie fondate dagli abitanti del Nord Europa. La leggenda racconta che Leif Ericson, figlio dell’avventuriero Eric il Rosso, scoprì lungo le coste americane all’altezza dell’attuale stato di New York, un’area completamente ricoperta di viti selvatiche che nominò “Wineland”.

© Can Balcioglu - Fotolia

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Fonti più attendibili invece il vino fu introdotto nei futuri Stati Uniti da Cristoforo Colombo, che trasportò nelle sue navi delle scorte di vino europeo. Infine grazie alle conoscenza e le nozioni nel campo dell’enologia dei colonizzatori francesi e poi italiani si riuscì a creare un buon vino anche in America, terra comunque molto adatta alla coltivazione di vitigni. Dall’Ottocento in poi si riuscì a creare un prodotto sempre migliore che si avvicinò sempre di più agli standard europei.

Ai giorni d’oggi il vino degli Stati Uniti viene apprezzato in tutto il mondo e ha raggiunto un’ottima qualità. La più celebre area vitivinicola degli Stati Uniti d’America è la Napa Valley in California. La Napa Valley è talmente famosa che viene  spesso considerata come sinonimo del vino americano, dimenticando così però altre zone dove vi è una produzione di vino di alto livello. Il vino sia rosso che bianco della Napa Valley è caratterizzato soprattutto dal suo stile “internazionale” e moderno. Ed è proprio la mancanza di tradizioni antiche che permette agli agricoltori locali di intraprendere strade innovative adottando tecnologie e metodi di produzione all’avanguardia. In questo sfondo moderno e all’avanguardia troviamo però un’uva antica che che ormai è considerata autoctona degli Stati Uniti: lo Zinfandel. L’origine di quest’uva non é ancora conosciuta, probabilmente però discende dalle uve del Primitivo pugliese.

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